NFC e crittografia: perché il contactless è sicuro

Analizziamo il funzionamento dei pagamenti contactless e i motivi per cui rappresentano oggi uno dei metodi più affidabili, grazie all’integrazione di tecnologia NFC, crittografia e tokenizzazione. Vedremo perché il contactless NFC e la crittografia è un sistema sicuro. Tutto inizia nel momento in cui avviciniamo una carta o uno smartphone al POS.

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La tecnologia NFC

Il cuore del sistema è la NFC (Near Field Communication), una tecnologia di comunicazione a onde radio che mette in relazione un dispositivo attivo, il POS, e uno passivo, come la carta o il telefono. Quest’ultimo entra in funzione solo quando riceve il segnale emesso dal lettore. L’NFC è progettata per operare su distanze molto brevi: il pagamento può avvenire solo a pochi centimetri dal POS. La distanza ottimale è inferiore ai 4 cm, mentre oltre i 10 cm la comunicazione non è possibile. Questa caratteristica aumenta la sicurezza, perché riduce drasticamente il rischio di attivazioni involontarie o non autorizzate.

Frequenza di trasmissione della tecnologia NFC

Questa tecnologia nasce dall’evoluzione dei sistemi di identificazione a radiofrequenza (RFID) e di altre soluzioni di connettività. A differenza dei RFID tradizionali, l’NFC permette una comunicazione bidirezionale: quando due dispositivi compatibili si trovano entro il raggio previsto, si stabilisce una connessione peer-to-peer che consente lo scambio reciproco di informazioni. L’NFC funziona alla frequenza di 13,56 MHz e supporta una velocità di trasmissione fino a 424 kbit/s. Può essere integrata direttamente all’interno di un chip oppure implementata tramite supporti esterni, come schede SD o microSD.

Sicurezza del sistema NFC

Nel tempo, l’NFC ha sostituito le carte con banda magnetica, molto più vulnerabili. In passato, i dati erano memorizzati fisicamente sulla banda e potevano essere copiati con facilità, favorendo la clonazione. Oggi le informazioni viaggiano via radio e sono protette da meccanismi di crittografia avanzata, che rendono estremamente difficile l’intercettazione o l’uso fraudolento dei dati. In presenza di un presunto “POS pirata”, cioè di un lettore costruito ad hoc per avvicinarsi ai portafogli delle persone si attivano ulteriori protezioni:

  • richiesta del PIN al superamento di determinate soglie di spesa
  • presenza di numerosi micropagamenti ravvicinati nel tempo
  • raggiungimento di un importo cumulativo prestabilito

Il PIN viene richiesto anche dopo un certo numero di operazioni consecutive (in genere cinque) o quando il totale dei pagamenti supera rapidamente una cifra come 150 €. Queste misure servono a limitare i rischi e a concedere al titolare il tempo necessario per bloccare la carta e segnalare eventuali anomalie.

Conclusioni

Abbiamo visto il sistema NFC e crittografia e perché il contactless è sicuro. In sintesi, i pagamenti cardless mantengono tutte le protezioni delle carte tradizionali, ma le rafforzano ulteriormente. Si aggiungono infatti l’autenticazione biometrica, come impronta digitale o riconoscimento facciale, e la tokenizzazione, che impedisce la trasmissione del numero reale della carta. Al suo posto viene utilizzato un token temporaneo, valido per una singola operazione e legato al dispositivo, rendendo il furto dei dati ancora più complesso.